VENDITA GIUDIZIARIA
CON INCANTO

TRIBUNALE DI TRENTO SEZIONE FALLIMENTARE

Fallimento 58/2015 – G.D. dott.ssa M.M. Attanasio

ESTRATTO DAL DOCUMENTO ESTIMATIVO

si ringrazia il prof. Giuseppe Sava per la preziosa collaborazione

…oggetto dell’esame è una pala d’altare, risalente alla fine del ‘600 raffigurante la “Madonna con Gesù Bambino in trono, San Girolamo, San Giovanni evangelista, San Giuseppe e San Francesco d’Assisi”.

Caratteristiche e stato di conservazione

Il dipinto è eseguito con la tecnica della pittura ad olio su tela e misura cm 218 x 139.

È stato fatto oggetto di un restauro conservativo, eseguito in epoca relativamente recente (si ricorda qui che la signora – omissis– era nota restauratrice, si presume perciò abbia proceduto in proprio alle operazioni eseguite), che ha compreso i seguenti interventi: foderatura della tela, consolidamento della preparazione e della materia pittorica, pulitura e rimozione dei vecchi restauri integrativi. Non presenta visibili ritocchi della materia pittorica.

Giudizio artistico ed
attribuzione della paternità

Un’approfondita ricerca ha consentito di collocare il dipinto all’interno dell’opera artistica del maestro Nicolò Dorigati (notizie 1691-1748) e di circoscrivere il periodo di esecuzione agli anni compresi fra il 1691 ed il 1693 ca.

L’intonazione schiettamente bolognese della pala vede, alla sua radice, un’intelligente rilettura di uno dei capolavori di Annibale Carracci, la Madonna di San Matteodipinta nel 1588 per la cappella dei mercanti della basilica di San Prospero a Reggio Emilia (fig. 1). Dopo essere passato nelle collezioni estensi, nel 1746 il dipinto fu venduto alla Gemäldegalerie di Dresda.

Il debito con questa felice composizione, divulgata, tra Sei e Settecento, dalle incisioni di Giuseppe Maria Mitelli (1663) e da quella, in controparte (fig. 2), di Nicolas Gabriel Dupuis (1753) (si veda in proposito E. Borea, Annibale Carracci e i suoi incisori, catalogo della mostra, Roma 1986, pp. 24-25), è evidente nell’impostazione della Madonna con Bambino su un alto basamento, posto in tralice, sul quale spicca un cherubino – nel dipinto trentino accompagnato da uno scudo anziché da un festone – e in particolare nel drappo serico color vinaccia sollevato, da angioletti, a mo’ di padiglione.

Le figure che attorniano la Vergine, pur essudando una tenerezza sentimentale che dal naturalismo carraccesco ci conduce alla grazia di Carlo Cignani (1628-1719), rimarcano una notevole autonomia compositiva ed espressiva, indice di una personale reinterpretazione di modelli emiliani e di una sensibilità oramai tardobarocca per la saturazione chiaroscurale e cromatica.

Caratteri che indirizzano, senza dubbio alcuno, alla figura di Nicolò Dorigati, pittore trentino di nascita, ma bolognese per educazione artistica. Documentato a Trento a partire dal 1691, Dorigati si sarebbe formato, a detta del Bartoli (1780), con Carlo Cignani, ma La critica moderna riconosce nel suo percorso anche una consapevole rilettura delle istanze reniane, in particolare per mezzo della lezione di Marcantonio Franceschini (1648-1729).

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Se ancora mancano chiare informazioni documentali circa la presenza di Nicolò in Emilia, le prime opere eseguite al suo ritorno a Trento, agli inizi dell’ultimo decennio del Seicento, individuano i referenti della sua formazione ed un livello qualitativo ottimale.

Tra le prime prove figura la pala di San Giovanni da Sahagun e San Tommaso da Villanova, già nella chiesa di San Marco (fig. 3), passata dopo le Soppressioni alla parrocchiale di Terres (E. Mich, Dorigati Nicolò, in La pittura in Italia. Il Settecento, Milano 1990, II, pp. 702-703). È questo brano a fissare quella sicurezza di impianto e quei tratti fieramente bolognesi (tra Franceschini e Cignani) che siglano il momento più alto di Dorigati, peraltro raggiunto – se non superato, nonostante le significative lacune – dalla bella pala in oggetto.

Il candore degli incarnati e l’accademia dei panneggi sono terreno di fin troppo agevole confronto: il velo sottile della Vergine è proprio quello che indossa la madre del bimbo miracolato da San Giovanni da Sahagun (fig. 4) e quest’ultimo porta tutti gli stigmi del diafano Sant’Antonio da Padova.

Nicolò lavorò in ripetute occasioni per la famiglia Lodron e nel Ritratto di Francesco Lodron, prima opera nota, datata 1691, nella sacrestia di Villa Lagarina, individuiamo un angioletto che è del tutto corrispondente  a quello che sostiene il drappo sopra la Vergine (fig. 5). Ancora, la figura di San Girolamo, sia nella veste vermiglia attentamente studiata (nuovamente in sintonia con la pala agostiniana), sia nella caratterizzazione del volto e della muscolatura senile, evidenzia sostanziali affinità con gli apostoli nell’Assunzione della Verginedipinta da Dorigati tra 1696 e 1700 per il conte Carlo Ferdinando Lodron nella Pieve di Villa Lagarina (fig. 6), ovvero con le figure degli apostoli nella porzione inferiore (fig. 7), del tutto affini anche al tracciato somatico di San Giuseppe sullo sfondo della nostra pala.

Alla fine del secolo e più scopertamente nei decenni a seguire, Nicolò Dorigati andò perdendo la coerenza e la qualità dei primi lavori, finendo per assimilare in maniera sempre più acuta la temperie culturale locale (in particolare lo stile di Giuseppe Alberti), poco ricettiva delle raffinate suggestioni classiciste bolognesi. Lo dimostra già la parte superiore della grandiosa Assunzionedi Villa Lagarina e la pur rimarchevole pala del rosario a Lisignago, donata nel 1696 dal curato Nicolò Donati di Cembra (G. Sava, Carlo Gaudenzio Mignocchi. Chiavi di lettura per un allievo trentino di Andrea Pozzo e alcune note su Nicolò Dorigati, in Andrea Pozzo, Atti del Convegno internazionale, a cura di A. Spiriti, Varese 2011, pp. 165-166). In questo dipinto le figure iniziano ad espandersi, il tratto pittorico a farsi più grasso e metallico, i modelli figurativi a contaminarsi e perdere la raffinata grazia dei bolognesi (fig. 8).

Ciononostante il timbro della prima formazione riemerge, a più riprese, anche in diversi successivi dipinti, come dimostra la Pietàpresso la chiesa dell’Annunziata a Trento (fig. 8), datata 1701, nella quale cogliamo ancora il tipo somatico affilato e l’eleganza che informa la Madonna all’interno della pala qui commentata.

In asta dalle ore 10.00 del 23 agosto 2018

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